Madeleine Arancia e Cannella {Paris mon amour}
- Chiara Mariani

- 23 gen 2015
- Tempo di lettura: 3 min
{...} "Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa.
E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita...non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E' tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire.
E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità...retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più...ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi...All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio...."
Da "Alla ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust

Io amo la Francia.
Oggi, con questo meraviglioso passo introspettivo, vi introduco alla squisitezza delle madeleines, pasticcini al burro aromatizzati, in questo caso, all'arancia e cannella, sapori antichi che risvegliano sensazioni assopite.
Ecco come fare:
INGREDIENTI (per circa 15 madeleine)
120 gr di farina
2 uova intere
80 gr di miele
100 gr di burro
30 gr di zucchero semolato
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
la scorza grattugiata di un'arancia
1 punta di cannella in polvere
1 pizzico di sale
vaniglia
Sbattere le uova in una ciotola capiente, unire lo zucchero, il sale, la vanillina e la cannella.

Sciogliere insieme il burro e il miele. Unire metà del composto fuso alle uova, sbattere ancora, poi aggiungere la farina e il lievito setacciati, mescolare bene e aggiungere, infine, il resto del burro e miele.

Tenere questo composto in frigorifero per una notte. Il giorno dopo, scaldare il forno a 200°, distribuire l’impasto nelle formine da madeleines (un cucchiaio scarso per madeleine), e infornare.

Ricordatevi che l'impasto va sorvegliato costantemente! Dopo 5 minuti circa le madeleines dovrebbero essere gonfie, se vedete che si scuriscono troppo in fretta abassate subito il forno a 180°. Le madeleines devono essere dorate ma non troppo, giusto sui bordi. Cuocete per circa 10-15 minuti. Lasciar raffreddare su una griglia e servire col tè.

Curiosità:
Sapete perché viene la tipica "gobba" alla madeleine? Per via dello choc termico. Basta tenere l’impasto in frigo per una notte, poi metterlo nel forno bello caldo e il gioco è fatto! Un piccolo vulcano profumato.
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